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Il concetto di Nazione
Venerdi, 12 Gennaio 2018

  

 

Il concetto di Nazione

Gli Stati nazionali sono sorti al termine del feudalesimo. Durante il feudalesimo si ebbero dopo l’istituzione del feudo come proprietà privata fondiaria  retta dal feudatario rentiers ( redditiero) sul lavoro dei vassalli  e dei valvassori (rispettivamente nell’ordine dei servi  e dei salariati gravati dalle decima ecclesiastica e dall’obolo da fornire al feudatario) invalse  con la dissoluzione delle Signorie la più celebre delle quali fu quella dei Medici a Firenze retta da Lorenzo il Magnifico  il concetto di Nazione come territorio abitato da una popolazione che avesse una analoga popolazione. Dunque il termine gente per individuare un tipo di popolazione avente un medesimo carattere sociologico: gente italica germanica alsaziana ecc. sorse sula base della assunzione del concetto di Nazione. Gli Stati nazionali sorsero come conseguenza della necessità di assicurare la protezione delle genti appartenenti al medesimo ceppo antropologico in relazione alla loro protezione interna (giustizia) ed esterna (la difesa militare). Lo Stato italiano sorse con l’unificazione dell’Italia nel 1861 a seguito della rivoluzione mazziniana e della carboneria nelle sue differenti accezioni riconducibili al concetto di destra politica e sinistra politica: in Italia liberali alla Camillo Benso Conte di Cavour o alla Vincenzo Cuomo o alla Francesco Gucciardini ( il teorico “dello particulare”) sino a giungere a Gaetano Salvemini ( socialista)  e a Giovanni Giolitti (liberale definito da Gaetano Salvemini  “ il Ministro della Mala” in un suo celebre libro)  quando il concetto di Nazione degradò lentamente in direzione del fenomeno del nazionalismo che condusse l’Italia alla Grande Guerra ( la prima Guerra Mondiale)  e al secondo Conflitto Mondiale che trasformò il nazionalismo in nazi-fascimo.  Ora il problema non è il concetto di nazione che implica una analoga cultura e la appartenenza al medesimo ceppo antropologico ma non necessariamente l’appartenenza allo Stato nazionalista. Se differentemente la concezione dello Stato è basata su uno Stato che non pone limitazioni alla logica del libero scambio e alla libera circolazione delle persone delle merci e dei capitali e che implica la conduzione degli affari giuridici comuni esclusivamente nell’ambito della giustizia e della   difesa nazionale come nella originaria concezione liberale classica tale concezione produce meno ridondanza e  meno contrarietà nell’individuo che ne deve sponsorizzare la sua genesi. Dunque la differenza tra la concezione liberale classica  dello Stato e quella socialista nel ventesimo secolo si incentrò essenzialmente sulle differenti presunte prerogative dello Stato Nazionale: estese nella concezione socialista sino a giungere alla patologica estensione “dalla culla alla tomba” in opposizione a quella liberale classica che ne riduceva le prerogative esclusivamente alla giustizia (protezione interna) e alla difesa (protezione esterna) sulla base di un moneta comune ma non unica. Ora se è condivisibile la ipotesi che il monopolio produce sempre inefficienza sprechi e ingiusti privilegi dovrebbe essere condivisibile la concezione liberale classica dello Stato minimo al fine di ridurre la produzione di sprechi e di inefficienze e al fine di ridurre la assegnazione dei privilegi sulla base del meccanismo politico piuttosto che sulla base della logica del libero scambio. Tale logica  in relazione alle  evidenti risultanze storiche   appare preferibile alla concezione socialista che produce il fenomeno del nazionalismo preludio dell’economia di guerra (autarchia) del protezionismo ( barriere doganali dazi e  limitazione tecniche o giuridiche  alla libera  circolazione delle merci dei capitali e delle persone alle frontiere interne ed esterne ) e del razzismo che costituisce la premessa della società concettualmente opposta alla concezione liberale classica sulla base della quale è fondabile la società aperta.

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Il valore di una merce non dipende dalla sua natura, ma dalla stima degli uomini, anche se quella stima è folle. (Diego De Cavarubbias)

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La proprietà è una conseguenza necessaria della natura dell'uomo. (Claude Frédéric Bastiat)

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La tassa migliore è sempre la più leggera.
(Jean Baptiste Say)

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L'economia si occupa dei problemi fondamentali della società; interessa tutti e appartiene a tutti: è il principale e specifico studio di ogni cittadino. (Ludwig von Mises)

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